In risposta al Codice Etico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Riflessioni sul “Codice etico” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Gesù

Chiunque entri in I-catt si trova di fronte al nuovo “Codice etico” stilato dal nostro Ateneo: una serie di regole e di norme comportamentali che ogni professore, studente e dipendente dell’Università deve accettare. Nulla di male nel compilare un “Codice etico”, dato che frequentiamo un’Istituzione cattolica. Le «dolenti note» cominciano però a farsi sentire già al primo punto, in cui si chiede la non discriminazione di alcune “categorie protette”, tra cui gli immancabili omosessuali. L’ingenuo studente cattolico potrebbe sperare che il suo Ateneo – che, lo ricordiamo, è cattolico – riproponga la dottrina della Chiesa su questo spinoso tema: «occorre (…) precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata». Firmato Joseph Ratzinger, alias Benedetto XVI.

Ora, però, il “Codice etico” afferma che non bisogna discriminare persona alcuna per il suo orientamento sessuale. In linea teorica siamo d’accordo, ma è la pratica che ci spaventa. Affermare che una persona omosessuale «costituisce (…) una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale» sarà considerato discriminare? Ci auguriamo di no perché, altrimenti, si instaurerebbe davvero una dittatura simile a quella denunciata da Orwell in 1984.

Infine, sottolineiamo una particolarità del “Codice etico” dell’Università Cattolica: in 30 pagine non vengono mai usate le parole «Chiesa cattolica» e «Papa». Ma che senso ha un’università cattolica se non è al servizio della Chiesa e del Santo Padre?

 

Cultura e ricerca storica: Milano estrema Quando la documentazione storica sconvolge una città

Voltaire è sempre Voltaire e una sua citazione in un articolo, in un dibattito politico, sui “baci perugina” ci sta sempre. Così – una certa Martina Pi (da non confondere con la più celebre Melissa P) – al termine di un articolo in cui contesta la pubblicità fatta nel nostro Ateneo per Il fez e la kippah, si è chiesta: «la libertà di espressione è sacrosanta e Voltaire dichiarò che si sarebbe battuto per la possibilità di esprimere qualunque idea dell’altro, pur non condividendola, ma a questo punto mi chiedo: gli estremismi di destra, sinistra, su, giù e centro sono da difendere o da placare?». Come dire: va bene concedere la libertà di parola, purchè non vengano toccate determinate “vacche sacre”.

Ortega y Gasset, d’altro canto, affermava che «non c’è cultura dove non ci sia profondo rispetto per certe estreme posizioni intellettuali a cui riferirsi nella disputa». Certe idee, secondo Ortega, possono non piacere alla Martina Pi di turno, ma sono comunque necessarie per un vero e sano dibattito culturale.

La società moderna, così aperta a tutto (anche alle peggiori aberrazioni), si trova chiusa di fronte alla Verità. Il contrario del tanto odiato Medioevo in cui gli uomini amavano la Verità, la cercavano con sincerità ed erano pronti a qualsiasi sacrificio per raggiungerla. E i documenti storici, come quello incriminato che campeggia sulla copertina de Il fez e la kippah, può possono piacere o non piacere, ma rimangono veri.

«La Verità vi farà liberi». Il mondo moderno si è dimenticato queste parole e preferisce vivere una vita da schiavo.

In difesa dei Nonni e della Tradizione

Ammettiamolo: la nostra società – tutta rivolta al progresso – odia i vecchi. E qui occorre aprire una parentesi: non parlateci di “anziani”, termine che puzza tremendamente di politicamente corretto e di buonismo. Cerchiamo di avere il coraggio di usare lo splendido termine “vecchio”. Una sequoia vecchia centinaia di anni è uno spettacolo incredibile, che incute timore e rispetto. Così come le vecchie cattedrali e i vecchi paesi romani o medievali. Quindi, nonostante la società del progresso dica il contrario, vecchio è bello. Chiusa parentesi.

            Camminate per strada e guardate come i giovani guardano i vecchi: sguardo di sufficienza e – magari – ci scappa anche l’insulto. I vecchi sono considerati – stupidamente – sorpassati e obsoleti. Inutili.

            Per questo scriviamo, contro tutti, in favore dei vecchi e, in particolare, dei nonni: per difendere la loro categoria, che fa ancora un gran lavoro.

I nonni sono coloro che, più di tutti, sanno cos’è la Tradizione, ovvero il fondamento di ogni civiltà, e lo spiegano a loro modo: in maniera pratica e, quindi, efficace. I nonni vivono la Tradizione – e la fanno vivere ai nipoti – insegnando a gonfiare la bici, ad impugnare la biro come una volta e non come si fa ora in maniera tutta stravaccata, a usare il cacciavite e il martello, a cucire con ago e filo e a cucinare le frittelle per il carnevale. Tutto per loro è pratico e, anche se non hanno mai letto Shakespeare, sanno che «ci sono più cose in cielo e in terra […] di quante ne sogni la […] filosofia». Non hanno letto molti libri – tendenzialmente hanno fatto le elementari e poco più – ma sanno cose più utili di quelle che conoscono i loro nipoti. Sono saggi perché conoscono la vita in tutti i suoi meandri: hanno vissuto parecchie primavere in cui si sono mischiate la guerra, la fatica, le corse nei campi a piedi nudi e i balli in strade polverose.

Sanno cos’è – come dice la mia nonna – la creanza: parola poeticissima in cui c’è dentro tutto: la bontà naturale della persona, il rispetto, la capacità di dimostrarlo e un mucchio di altre cose troppe elevate per poterle fermare sul foglio. I nonni, in ogni loro gesto, sono poeti e attori: i loro movimenti e le loro parole hanno il fascino del tempo andato e i loro racconti – anche quelli in cui si parla della cavalla che aveva partorito con difficoltà il puledrino – sembrano fiabe e solo uno sciocco potrebbe sottovalutare l’importanza delle fiabe. Come aveva compreso un grande nonno che era anche un grande scrittore – Giovannino Guareschi –,  «le favole sono il necessario rodaggio che il bambino deve compiere per affacciarsi al soprannaturale, per distaccarsi dalla materia e guardare verso l’eterna vita dello spirito. Per iniziare la conquista della fede e della speranza. Gli uomini, giovani e vecchi, hanno bisogno di favole. Le parabole di Cristo non sono forse brevi, semplici favole che portano negli animi la luce della verità assai meglio di lunghi, complessi e dottissimi discorsi? In questo momento, poi, i bambini hanno più che mai bisogno di favole: delle tradizionali favole con la loro brava morale nella coda. […] La favola vera non va “vista” ma ascoltata. Solo se è raccontata, la favola sollecita la fantasia di chi l’ascolta. […] C’è oggi, un dannato bisogno di favole ed esistono tanti temi nuovissimi e affascinanti: c’era una volta l’onestà. C’erano una volta la generosità, la Patria, il dovere, il rispetto, la speranza, la fede, l’amore per il lavoro, la riconoscenza, l’onore, la purezza, il sacrificio, la sincerità, la competenza, la dignità, la bontà, la discrezione, il timor di Dio, il pudore. Tutte cose bellissime ma che non esistono più perché siamo nell’era del benessere, che è solo materia e, quindi, è fatto di egoismo, ipocrisia, menzogna, violenza, furberia».

            I nonni, soprattutto, sono la prova che l’amore esiste e che lo si può toccare con mano. Dopo sessant’anni di matrimonio litigano con la stessa grinta di quando erano morosi; hanno negli occhi la stessa tenerezza di quando hanno giurato davanti a Dio di amarsi per tutta la vita e, soprattutto, sono ancora assieme. Nonostante le difficoltà. Nonostante il dolore della malattia.

            I nonni: l’incarnazione della Tradizione e, nella loro umanità e saggezza, il futuro della civiltà.

Matteo Carnieletto

Storie di ordinaria follia: LA STRANA POLVERE

26DIC

Strano..davvero strano. Sono le 12.56 del 26 dicembre 2011 e c’è ancora qualche giorno di ferie, un’occasione di riposo indispensabile per  lavoratori e studenti che come me si impegnano in quella che, in fin dei conti, è un’occupazione a tempo pieno. 

tuttavia oggi mi sento strano, l’immaginazione e la fantasia mi trasportano sui sentieri ormai molto battuti della personificazione e avverto il bisogno di scrivere una storia folle che però , al tempo stesso, è anche ordinaria: una paradossale storia di ordinaria follia.

Chi di voi non ha mai avuto niente a che fare con la polvere? Credo nessuno. Con questo assurdo racconto mi cimenterò nel sottoporvi degli spunti di riflessione sulla polvere, spunti naturalmente straordinari e artificiali.. Chissà che il delirio non porti consiglio!

Al momento mi trovo nell’appartamento milanese che da qualche mese ho preso in affitto con un amico. Si respira un’aria secca. Nessuno ha voglia di fare le pulizie e la polvere si accumula. È  ovunque e il riscaldamento centralizzato sotto al pavimento, oltre a creare un microclima torrido, contribuisce a sollevarla fino a mezzo metro di altezza e giunge inesorabilmente sino alle mie narici e al computer..alla sua delicata tastiera. Quale sgradevole sensazione..

Piccolissimi frammenti grigiastri dal peso impercettibile aleggiano con disinvoltura e incredibile compostezza nella mia stanza, il tutto si presenta quasi come una sorta di caos calmo e ordinato nella sua profonda e irrimediabile irrazionalità. Sono invasori degli spazi privati, delle nostre proprietà. Si intrufolano senza permesso e occupano spazi a loro normalmente interdetti con naturalezza disarmante. Cosa li ha spinti fin qui? L’aria forse? È l’aria la responsabile di questo flusso migratorio delle polveri che, in questa metropoli eccessivamente trafficata e inquinata, di certo non scarseggiano?

Ecco che questi insulsi batuffoli e questi agglomerati compositi di strane sostanze, si lasciano trasportare dalle correnti e dai movimenti condizionati dell’aria. A loro non importa dove finiranno, la meta la decide l’aria, o meglio, chi crea il condizionamento dell’aria. Ma la domanda che quindi sorge spontanea è: chi muove queste correnti, finanche  a centinaia di chilometri, è consapevole che provoca l’ingresso di questi microinvasori clandestini nelle dimore altrui? Per quale ragione qualcuno muove l’aria che trasporta la polvere? I venti e i monsoni, i tornadi e i cicloni sono scafisti di immigrati naturali; ma noi no, noi non lo siamo, abbiamo altri ruoli nella realtà materiale. Allora perché ci muoviamo nell’aria sapendo che ogni nostro movimento, per quanto piccolo, da la possibilità alla polvere di fare ciò per cui esiste, ovvero invadere le magioni di ignari cittadini? Sapete quanta fatica e quanto tempo richiede pulire una casa dalla polvere? Data la ripetizione con cui tali operazioni di rimozione devono essere effettuate, oserei dire, un ossimorico quantitativo incommensurabile.

Ci piacerebbe indubbiamente un mondo privo di polvere. In effetti, qual è il significato della polvere? Che senso ha? Questa non è una di quelle domande cui gli scienziati sapranno dare una risposta certa (al contrario ad esempio, se un tale si chiede “Ma perché diavolo esistono le zanzare?”, ecco che l’emerito scienziato di turno gli saprà snocciolare qualche utilità per l’ecosistema di questo insetto insulso, magari nelle catene alimentari, o per la sussistenza e la sostenibilità di particolari microclimi e il loro naturale equilibrio o chissà che altro), nel caso di specie nessuno lo sa. Il più eminente degli studiosi saprà spiegare in maniera esauriente ed esaustiva le cause della sua formazione, ma certamente non saprà trovarne lo scopo. E questa è la realtà delle cose (chiedo scusa per la odiosa, ma non priva di senso, frase di circostanza).

La polvere, dicevamo. Un affare mondiale che da secoli, senza tregua alcuna, apre nuove branche di mercato e dell’economia dell’igiene domestico. Ogni anno ci vengono proposti nuovi prodotti per eliminare la povere nel modo più efficace, veloce e duraturo e con il minor impiego di risorse monetarie ed energetiche, vale a dire con il maggior risparmio in assoluto. Soldi, soldi, soldi anche qui. L’immigrazione della polvere contribuisce a “far girare” l’economia mondiale! L’uomo ha trovato il modo per guadagnare su quelle povere particelle senza fissa dimora che vagano ininterrottamente con la meta dell’“ovunque e in nessun luogo”. Nulla di più cinico. L’ultimo ritrovato delle tecnologie anti-polvere è un’arma davvero potentissima: si tratta, se non sbaglio, di un panno elettrostatico che, per via di una sua particolare conformazione, è in grado di raggiungere la polvere anche negli anfratti più sicuri e riparati, ovvero sotto gli armadi e nelle zone talmente irraggiungibili da essere interdette ai tradizionali sistemi e mezzi di pulizia, anche ai famigerati aspirapolvere dal cuore duro e freddo. Essendo appunto elettrostatico, questo materiale riesce a catturare, attraendoli quasi magneticamente nel suo tessuto avveniristico, sia la polvere che gli acari annessi. Un’arma infinitamente crudele e sofisticata, uno strumento di morte senza precedenti che è la prova stessa del cinismo e della depravazione insensibile dell’uomo contemporaneo.

Ma questo è giusto, non è vero? La polvere non ha chiesto il permesso per entrare ed è giusto quindi che vada umanamente rimpatriata nelle più adeguate pattumiere. Noi siamo indubbiamente persone serie, che tengono all’igiene e vogliono arrivare alle origini della formazione della sua nascita, quindi, la domanda primaria che dobbiamo porci è: perché si è formata proprio qui? Chi desidera che giunga sin qui e chi è l’artefice occulto, l’invisibile puparo? Qual è lo scopo di chi non la espelle a colpi di scopa con la dovuta fermezza? E soprattutto, a cosa serve la polvere in Italia e a chi fa comodo che vi permanga? Perché ritorna sempre, con la sua  apparentemente inspiegabile insistenza, dopo la rimozione, quasi fosse una necessità imprescindibile per il nostro Paese?

Qualcuno proprio non le vuole sigillare queste dannate finestre e queste inutili porte..

Ps: mi auguro che la follia di queste parole  e di questi contenuti possano esser di consiglio a chiunque, suo malgrado,  vi si imbatta durante la navigazione di questo sconfinato oceano che è internet.

Ex Tenebris Oritur Lux (Léon su Zr)

http://illanterino.wordpress.com

Difendi, Conserva, Prega.

Pasolini uno di noi?

“DIFENDI, CONSERVA, PREGA”
IL TESTAMENTO DI PASOLINI

“C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo.
Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo.
(…)Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo.”

Pier Paolo Pasolini


Da: Marcello Veneziani “L’antinovecento”, ed.Mondadori:

 

“L’Italia di oggi è distrutta esattamente come nel 1945.
Anzi,certamente la distruzione è ancora più grave, perchè non ci troviamo tra macerie, pur strazianti, di case e monumenti, ma tra “macerie di valori”: valori umanistici, e, quel che più importa, popolari.
”Non temere la sacralita’ e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in bruti e stupidi automi adoratori di feticci.”
Queste affermazioni di Pier Paolo Pasolini spiegano forse meglio di ogni altra analisi le ragioni per le quali oggi il poeta friulano piace ad ambienti diversi e lontani da quelli in cui militò, seppure in modo tormentato: piace in certi ambienti culturali e giovanili di “destra”, anche se continua a non essere amato in altri ambienti forse più propriamente di destra (…)
Se l’Italia contemporanea ha avuto un suo poeta civile, un testimone implacabile della corruzione e dell’alienazione novecentesca, questo è Pier Paolo Pasolini.

Egli ha rappresentato la coscienza critica dell’Italia per due ragioni contrastanti.
Da una parte Pasolini è lo specchio, poetico e esistenziale, di un’Italia avvilita e degradata, in preda al vuoto dei valori e all’assoluto permissivismo; un’Italia disgregata, uscita dalla storia.
In questo quadro Pasolini è davvero il D’Annunzio della nostra epoca, il poeta civile e l’esteta di un’Italia “malata”.
E in tanto diventa l’anti-D’Annunzio, in quanto egli è il poeta di un’Italia che è la negazione dell’Italia dannunziana, sia nel bene (come rifiuto della retorica e della violenza) sia nel male (come rifiuto di ogni altezza e bellezza).
Dall’altra parte, Pasolini ha rappresentato una voce accorata di protesta contro gli effetti devastanti del consumismo, dell’omologazione, della corruzione politica, sociale e ambientale, un irriducibile accusatore del progressismo, dei falsi perbenismi e della violenza di ogni tipo, un cercatore “religioso” dell’anima arcaica, rurale e incontaminata del popolo, un difensore di ogni diversità e di tutti gli emarginati, un implacabile moralista, un singolare profeta del passato e delle origini.(…)
Pasolini, forse da solo tra gli intellettuali, ritenne allora che vi fosse una omogeneità profonda fra il ‘68 e i disegni stessi del capitalismo e della rivoluzione industriale, comunista e borghese.

Che tipo di uomo vuole il nuovo potere? si chiedeva Pasolini.
Non vuole più un buon cittadino, un buon soldato.
Non vuole un uomo onesto, previdente, non lo vuole tradizionalista, e nemmeno religioso.
Al posto del vecchio tipo d’uomo, il nuovo potere vuole semplicemente un consumatore.
Anche la Chiesa, prevedeva Pasolini, diventerà superflua.
“Come può il nuovo potere trasformare il vecchio uomo in consumatore?
Mediante quel processo che si chiama acculturazione: cioè riducendo e appiattendo tutti gli altri valori e le altre culture non omogenee ai modelli di una cultura centrale, cioè di una cultura del potere.”
L’obiettivo, secondo la sua analisi,era quello di trasformare gli uomini in conformisti e consumatori.
Ora, notava Pasolini,il ’68 ha praticamente aiutato il nuovo potere a distruggere quei valori di cui voleva liberarsi: “I contestatori distruggono esattamente quel che il potere neo-capitalistico vuole abbattere”: i legami tradizionali, religiosi, l’attaccamento alle radici, il senso comunitario, la solidarietà con gli altri, il senso dell’autenticità, dell’austerità, del mistero. E impongono esattamente ciò che il neocapitalismo vuole imporre: il primato del fare, il feticismo della roba, la proiezione totale nel futuro, il culto del progresso, la teologia del cambiamento.(…)
Si può non condividere questa analisi, ma si deve riconoscere che quando quei giovani si liberarono dalla sovrastruttura ideologico-politica, divennero in effetti agenti e funzionari di quell’utilitarismo neoborghese che li ha poi caratterizzati negli anni ’80.

Ma questo Pasolini non poté vederlo.
Non a caso molti osservatori che sarebbero stati definiti allora “borghesi” hanno oggi positivamente rievocato il’68, ritenendolo un fattore progressivo verso la modernizzazione e la laicizzazione del paese.(…)
Uscendo dall’oleografia e dai ritratti ufficiali, si dovrebbero scoprire le pagine più inconsuete del poeta.

Come quelle delle poesie friulane raccolte nel volume “La nuova gioventù”.
Qui si accentua il senso religioso del poeta attraverso il confronto con la propria terra, la propria lingua, le proprie lacerate radici friulane.
E insieme muta sorprendentemente lo sguardo sui “fascisti”.
Già in una variante della poesia “Tornando al paese”, naturalmente dimenticata, Pasolini scrive in friulano strane parole: “Se volessi diventare cattolico o fascista non potrei perché ormai la campana non è più sempre la stessa e i padri non ridono, come nei rami di pioggia, negli occhi dei loro bambini”.

E’ come se lo strazio per una tradizione che non può più “tradere”, cioè trasmettere e continuare, gli impedisse di essere cattolico o fascista.
Ma quella tradizione interrotta è un evento doloroso, per nulla amato, e nemmeno accettato.
Conosciamo, del resto, a quali accenti di antimodernismo e di nostalgia delle origini giunse Pasolini nei suoi scritti polemici.
Ma è soprattutto nelle ultime poesie italofriulane, intitolate “Tetro entusiasmo”, un’espressione tratta da Dostoevskij, che avviene in Pasolini la svolta.
Poesie rimosse dai suoi apologeti.
Enzo Siciliano, per esempio, non cita affatto queste poesie e il libro che le raccoglie nel pur ampio e dettagliato profilo biografico pubblicato nel “Dizionario degli autori”.(…)
Poeticamente reazionari sono i versi che culminano con queste parole:

“Grazie a Dio si può tornare indietro.
Anzi, si deve tornare indietro.
Anche se occorre un coraggio che chi va avanti non conosce.”
Implacabili diventano poi i suoi versi contro un santuario allora dominante, si era alla metà degli anni ’70, l’antifascismo.”
I vecchi antifascisti sono i veri fascisti, “scrive” che sono i leader dell’Acculturazione e non solo toccano le anime, me se le succhiano al Centro.
Anche in “Versi sottili come righe di pioggia” Pasolini ironizza sull’antifascismo “gratificante e eletto”, e sul progressismo, sul laicismo, sulla razionalità.
Dopo aver deriso, in versi precedenti, naturalmente espunti dalla memoria ufficiale, “la paura degli intellettuali comunisti”, il loro andare nel “branco”.
L’elogio della leggerezza “sognante” dei comunisti si ritrova in una poesia del ’74, “Il diavolo con la madre”, ma appare in inquietante compagnia: “Nelle case dei poveri i figli, vecchi fascisti o comunisti, entrano piano come ladri portando l’immensità dell’aria”.

Fascisti o comunisti: un’imbarazzante intercambiabilità.
Ma la più significativa in questo senso è proprio l’ultima poesia di Pasolini, scritta in friulano e intitolata “Saluto e augurio”.

E’ rivolta a un giovane fascista: “Voglio parlare a un fascista, prima che io, o lui, siamo troppo lontani” scrive quasi presago della fine imminente.
Dice di amare i suoi capelli corti (Pasolini detestava i capelloni che imperversavano in quegli anni tra i ranghi dei suoi compagni).
Il ragazzo fascista, dice Pasolini, “vuol difendere il latino e il greco contro di me”, ma “non sa quanto io ami il greco e il latino”.
Poi gli rivolge parole inattese: “Vieni qua, Fedro” dice Pasolini evocando il personaggio del dialogo platonico, il “Simposio”, dedicato all’Amore “ascolta.
Voglio farti un discorso che sembra un testamento.
“Parola che non lascia indifferenti, se si considera che è davvero la sua ultima espressione poetica.
Rimprovera al ragazzo di non avere un cuore libero, ma poi lo invita a difendere le vigne, i fichi negli orti, i casali, il capo tosato dei suoi camerati, le campagne, la confidenza col sole e con la pioggia.

E lo esorta a continuare a sognare perché “la Destra divina è dentro di noi, nel sonno”.
Odia quelli che vogliono svegliarsi, e dimenticarsi delle Pasque.
“Lo invita poi ad amare i poveri, la loro diversità, a non essere borghese, ma santo e soldato, anche se “santo senza ignoranza” e “soldato senza violenza”.
E gli indica un compito: “Difendi, conserva, prega.”
Un precetto da “reazionario”.
“Prenditi tu sulle spalle questo fardello” dice Pasolini al fascista “io non posso: nessuno ne capirebbe lo scandalo.”
Un vecchio, aggiunge Pasolini, ha rispetto del mondo; invece un giovane, come il fascista, può prendere sulle spalle questo peso.
C’è probabilmente il gusto pasoliniano dello scandalo, l’assoluta inettitudine del poeta a vedere la realtà,e forse persino l’attenzione amorosa di un omosessuale verso un giovane dai capelli corti che esibisce la sua mascolinità.
Ma non c’è solo questo.
Ed è ben strano che Pasolini rivolga il suo testamento a un fascista, “tu ragazzo che mi odii”, e che a lui, e non a un compagno, affidi il suo “fardello”.
Un fardello in cui c’è l’essenza di Pasolini: il pauperismo ma anche la difesa della tradizione, delle radici, dell’ambiente, della religione (“difendi, conserva, prega”).
Quella stessa essenza che emergeva in un’altra sua poesia in lingua italiana “Un solo rudere”, in cui scriveva:

“Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d’altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l’Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo,
come i primi atti della Dopostoria,
cui io sussisto, per privilegio d’anagrafe,
dall’orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno d’ogni moderno
a cercare i fratelli che non sono più”.

PORRE FINE ALL’ECONOMIA INDUSTRIALE È UN ATTO MORALE?

DI GUY MCPHERSON
Transitionvoice.com

Le persone spesso mi accusano di avere una condotta inappropriata perché credo che porre fine all’economia industriale sia una buona idea. È interessante notare come alcune di queste persone sembrano preoccuparsi della moralità delle grandi banche nel momento in cui escogitano modi capaci di trarre profitto dalla contrazione dell’economia industriale. In verità, i politici cercano regolarmente di prendere le distanze da quei pochi individui informati che hanno una idea su dove siamo diretti.

Ma torniamo a me – il mio soggetto preferito, dopo tutto – e alle accuse di condotta inappropriata che mi tiro addosso, come i serpenti che attaccano le uova degli uccelli che nidificano sul terreno. 

Le persone moriranno”, gridano, mentre intenzionalmente e diligentemente ignorano i milioni di persone e di altri animali uccisi ogni giorno dall’economia industriale. Agiscono come se l’economia industriale fosse edificata su solide basi di amore e pace mondiale. Quella buona vecchia economia industriale, tutta arcobaleni e farfalle.

E come dovrebbe essere ovvio per ogni adulto, nessuno ne viene fuori vivo: nascere è mortale.

Le persone mi accusano di condotta inappropriata perché, in questo mondo sempre più postmoderno, non si parla del bene e del male. Sensibilità culturali, si sa. Per non menzionare il relativismo culturale.

Datemi di insensibile – sono stato chiamato in modi peggiori e ho la pelle dura – ma ritengo che il bene e il male esistano. Sono troppo postmoderno per credere nell’esistenza di un bene o di una male assoluti. Ho rinunciato a quel tipo di religione anni fa. Ma su specifici problemi, in particolari circostanze, si sono ben poche tonalità di grigio. Persino nel relativamente ampio caso della cultura industriale si trova molto bianco e nero.

Definire la moralità

La definizione che userò è tratta dai miei amici Merriam e Webster [dizionario on line, ndt].

Morale: 1. a.: di o in relazione ai principi del bene e del male nel comportamento: etico (giudizi morali); b.: esprimere o insegnare un concetto di corretto comportamento (una poesia morale); c.: conformarsi a uno standard di corretto comportamento; d.: sancito da o operativo sulla coscienza di qualcuno o giudizio etico (un obbligo morale); e.: capace di azioni giuste o sbagliate (un agente morale).

Come ho indicato prima in questo testo, possono esistere pochi dubbi sul fatto che un sistema che schiavizza, tortura e uccide le persone è sbagliato. La cultura industriale fa tutto ciò con straordinaria efficienza. Le grandi fonti energetiche contaminano la nostra acqua. L’agricoltura delle multinazionali controlla le nostre sementi, quindi il nostro cibo. Le società farmaceutiche controllano, attraverso i farmaci, il comportamento dei nostri bambini. Wall Street controlla il flusso di capitali. Le grandi aziende pubblicitarie controllano i messaggi che si ricevono ogni giorno. Quelli vergognosamente ricchi diventano sempre più ricchi attraverso il crimine: l’America funziona così.

Nonostante tutto ciò, crediamo di essere liberi.

Diversamente dal concetto di civilizzazione occidentale, penso che un sistema sia giusto – e persino equo – se tratta le persone allo stesso modo e le libera, dando loro l’opportunità di vivere al di là degli obblighi culturali e politici, svincolati da un sistema monetario sviluppato e potenziato da altri.

Non imboccherò la strada della oppressione con un fucile spianato o la pala di un bulldozer, ma è semplice estendere la nozione di schiavitù-tortura-morte all’intera popolazione e al consorzio vivente. È abbastanza chiaro che non mi serve percorrere questa strada: siamo del tutto sconnessi dalla terra e dai nostri vicini che non sappiamo più a cosa assomigli la felicità, e ancor meno come potremmo farlo comprendere.

Cosa c’è di sbagliato: facciamo una lista

Cosa non funziona nella cultura industriale? Cominciamo dalla moralità dei criminali di guerra come Barack Obama, che, nel distruggere il pianeta vivente e ogni forma di cultura non ispirata al modello industriale, sta semplicemente seguendo le orme di altre persone civilizzate, come Thomas Jefferson e George W. Bush.

Consideriamo, per esempio, le azioni di Obama agli incontri sui cambiamenti climatici mondiali, stretto in mezzo a una manciata di guerre ancora in corso e da lui iniziate: dà lustro alla dialettica politica proclamando vittoria, persino quando che il mondo ha riconosciuto i suoi (e di conseguenza i nostri) terribili fallimenti.

Le sue azioni mi ricordano la citazione di John Ralston Saul con la quale ho iniziato uno dei miei libri: “Mai fallimento è stato così ardentemente difeso alla stregua di un successo.”

In Nord America, abbiamo represso il terrorismo nel e dal 1492 e perseveriamo, riducendo in polvere il pianeta continuando a imprigionare e torturare chiunque sbarri il passo alla civilizzazione. Abbiamo una storia lunga e sordida, che perdura ancora e ancora e ancora.

In cambio di una vita confortevole e miserabile, segnata da un misto d’infelicità e di iPod, tolleriamo qualunque cosa alla quale i nostri dirigenti prescelti ci assoggettano. Tutta questa attività di prosciugamento e svuotamento delle nostre vite necessita che ci venga raccontato un numero sempre maggiore di menzogne assurde, della cui veridicità ci convinciamo. Fortunatamente, ciò richiede poco sforzo da parte nostra, perché siamo immersi nella dissonanza cognitiva, nuotando come ci capita nell’oceano della negazione culturale.

È relativamente semplice fare un caso morale della distruzione delle terre e delle acque e delle miriadi di altre specie, compresa la nostra, che hanno bisogno di sopravvivere. Dobbiamo semplicemente convincerci di non essere veramente parte della natura. E grazie al sopradetto oceano, tutto ciò non è un problema.

Ma allora esiste una questione più complessa: il futuro dell’umanità.

Come giustifichiamo la continua e montante distruzione della vita sul pianeta, ormai appeso a un filo, quando noi insieme alle future generazioni abbiamo bisogno proprio dell’oceano per sopravvivere? Come giustifichiamo il mortifero grumo di crescita economica in nome di carabattole e al prezzo della vita umana? Sembra giusto? Nel distruggere il pianeta vivente e tutta la speranza per il futuro dell’umanità per poter presidiare il pianeta, trovo difficile pensare che stiamo “esprimendo o insegnando una concezione di comportamenti corretti” mentre “ci conformiamo a uno standard di comportamenti corretti”.

Le scelte da affrontare

Sono sempre più convinto che la sola scelta morale consista nell’abbattere l’economia industriale, il più velocemente possibile e con ogni mezzo necessario. Se questo significa distruggere la proprietà, pensate alla distruzione di vite causata dalla cultura industriale. Se i mezzi richiesti per fermare l’attività industriale sono violenti, pensate alla violenza e alla morte causata da ogni atto di civilizzazione.

Usare un telefono cellulare è legale, e persino incoraggiato dalla cultura industriale: ma in Congo uccide donne e bambini. Di contro, fare a pezzi una torre cellulare che uccide migliaia di uccelli ogni anno e facilita la morte e la tortura del popolo congolese è una offesa criminale punibile con la prigione. Perché fare a pezzi una torre cellulare quasi certamente rappresenta un atto di terrorismo ed è punibile con la sospensione del diritto di habeas corpus [nella legislazione anglosassone, appello al giudice contro una detenzione ingiustificata, ndt], con la tortura e con una vita in prigione.

In mancanza di atti violenti e illegali, restano a nostra disposizione poche altre possibilità. In verità, utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione ci consente ancora qualche migliaia di opportunità, poco meno di una tavolozza completa. Sembra che persino le nostre azioni più “oltraggiose” risultino insignificanti se confrontate con l’ampiezza del problema da fronteggiare. I banchieri comandano, senza alcuna preoccupazione per le conseguenze delle loro azioni. Il potere che ci resta è quello di svignarcela più velocemente rispetto a quanto non faccia la giustizia nelle nostre aule di tribunale.

Cosa significa questo per noi, le persone che sono senza voce? Ci lascia scelte morali? Ci indica come dobbiamo vivere, in un mondo divenuto terribilmente distorto, mentre sediamo comodi di fronte allo spettacolo dei mostri?

Qui ho poco da offrire, se non annoiarvi con consigli pratici sulle risorse personali e l’introspezione. Dovremmo investire sui nostri vicini, poiché è sempre risultato corretto. E quei vicini non sono unicamente umani. Sono animali e piante, terreno e acqua.

Abbiamo bisogno di proteggerli e onorarli perché procreiamo. Abbiamo bisogno di salvaguardarli dalle devastazioni della guerra, ma anche da una economia edificata sulla guerra. Abbiamo bisogno di vivere al di fuori dell’economia industriale e dentro il mondo reale fatto di lavoro onesto, di ruoli onesti, di piaceri semplici, assumendoci le responsabilità delle nostre azioni quotidiane. Abbiamo bisogno di abbandonare un sistema politico che prende senza dare, dopo averci abbandonati. Ad un più alto livello essenziale, abbiamo bisogno di ristrutturare la società in modo che i bambini comprendano e apprezzino le origini del cibo e della vita. Non è più del pianeta vivente che dovremmo essere preoccupati, ma di noi stessi. La questione morale, allora è: “Che cosa abbiamo intenzione di fare a riguardo?

Ma aspettate, c’è dell’altro

Ponderando la questione, tenete presente l’orribile caso del sovrappopolazione alla quale contribuiamo ogni giorno. Tenete presente le culture non industriali e i loro linguaggi che distruggiamo con regolarità. Tenete presente le decine di migliaia di specie che conduciamo all’estinzione ogni anno. Tenete presente che, in considerazione della nostra dipendenza da una biosfera sana e un clima stabile, una delle specie che stiamo conducendo all’estinzione è l’Homo sapiens.

Se avete proseguito la lettura fin qui, e concordate anche con una minima parte di questo testo, ormai non c’è più modo di tornare indietro. Una volta riconosciuto che l’economia industriale è micidiale e che gli Stati Uniti sono il maggiore impero distruttore di vita nella storia mondiale, una volta riconosciuto che i politici sono semplici strumenti dell’imperialismo nel perdurante miraggio economico, non c’è modo di chiudere semplicemente gli occhi di fronte alla cultura della morte.

Riconosco la mia responsabilità. Non voglio portare torture e sofferenza agli umani e agli altri animali. Non voglio distruggere il pianeta vivente affinché un pugno di esseri umani possano continuare a vivere in modo confortevole al prezzo di ogni altra cultura e specie sul pianeta. Non voglio essere responsabile dell’esaurimento dell’habitat per gli umani sulla Terra.

E voi?

Dopo avere compiuto il primo passo – allontanarsi dalla cultura industriale – i passi successivi non comportano nulla di più semplice. Se la cultura sta uccidendo noi, le altre specie e le prospettive future per una qualche vita umana sulla Terra, abbiamo l’obbligo di porre fine all’economia industriale. Se è così, cosa significa? Dobbiamo metterci a rischio di essere imprigionati, torturati e persino uccisi per salvare il pianeta vivente a favore delle future generazioni di umani?

I genitori ovviamente non possono rischiare di finire in prigione. L’obbligo morale verso la famiglia si contrappone all’obbligo morale verso il pianeta. Ma se il pianeta vivente fosse la vostra famiglia? E se la longevità dei vostri figli dipendesse completamente dal porre fine all’economia industriale? Entrambe le cose sono senza dubbio certe: il pianeta vivente è la vostra famiglia, anche se non lo riconoscete, e la longevità dei vostri figli dipende dal porre fine all’economia industriale in un prossimo futuro.

Come vi ricorderanno i vostri figli? Come un terrorista (alias una combattente per la libertà)? Come un imperialista indifferente, pronto a sacrificare il pianeta vivente per il proprio fondo pensione? Come guarderemo in faccia i nostri figli dopo che avremo distrutto ogni possibilehabitat per gli esseri umani in questo pianeta? O, dopo avere fatto poco, come guarderemo in faccia i nostri figli quando avremo fallito nella difesa del pianeta vivente?

Possiamo estendere le motivazioni parentali a ogni essere umano sul pianeta. Tutti noi abbiamo qualcuno che amiamo e che ci ama. Esistono poche persone che vivono da eremiti e non credo possiamo far loro affidamento per salvarci dall’economia industriale.

Eroi contemporanei

Immaginate il mondo senza Patrick Henry e pochi altri combattenti per la libertà che sono stati pronti a dare le proprie vite in nome di un futuro più luminoso. Immaginate se fossero stati pacifisti, desiderando solamente firmare petizioni ed escogitare boicottaggi. Dare alla pace una possibilità? Ciò è esattamente quello che gli industriali vogliono da noi: gente passiva, sempre dipendente dalla televisione e dalla politica, così da poter derubarci distruggendo il pianeta vivente dal quale dipendiamo. Siamo come Winnie the Pooh nella vecchia storiella:

Il Cavaliere: Ti piacerebbe essere il mio lacché?

Pooh: Cosa è un lacché?

Il Cavaliere: Qualcuno che fa cosa gli dico, senza porre domande, e senza essere pagato.

Pooh: Dov’è l’inghippo?

Molte persone sostengono che l’era industriale si sta avviando alla sua conclusione, quindi non sono necessarie ulteriori azioni da parte nostra. Queste persone sono seriamente surclassate da quelle che pensano che l’era industriale non finirà mai. Entrambi i gruppi sono lacchè dell’imperialismo, e non hanno la volontà di assicurare all’umanità un futuro migliore compiendo azioni coraggiose.

In fine, tutto ciò che mi chiedo è se farete qualcosa. C’è molto da fare e ognuno può giocare un ruolo. Vi unirete a me?

Questo brano è estratto e adattato da un capitolo del libro: Walking Away from Empire.

All’età di 49 anni e all’apice di una carriera produttiva e ricca di riconoscimenti, Guy McPherson, me stesso, ha lasciato la sua posizione ben pagata e con un lavoro non faticoso da docente a tempo pieno in una prestigiosa università, per ritornare alla terra. Perché si dovrebbe lasciare un lavoro sicuro, facile e remunerativo nel quale si eccelle per impiantare orti e allevare capre, galline e papere? Vengono in mente quattro ragioni: 1) è un modo per resistere all’imperialismo consiste nel ritirarsi dall’impero; 2) esiste un imperativo morale riguardo il modo in cui viviamo; 3) i messaggi di McPherson sulle conseguenze della nostra dipendenza dai combustibili fossili hanno richiesto molto più tempo di quanto a sua disposizione nella qualità di professore nella torre d’avorio; e 4) per credere di poter allungare la mia vita qualche anno oltre il completamento del collasso, dell’attuale economia e dell’ambiente, a cui stiamo conducendo la Terra.

 

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Fonte: Is Terminating The Industrial Economy A Moral Act?

MARK TO MARKET. COME TI DEPREZZO IL TITOLO DI STATO

 

 
European Banking Autority. È uno di quei nomi altisonanti che non si sentono mai menzionare dai media,e se succede, si fa distrattamente, non ci si sofferma. Bene, questa istituzione sopranazionale obbliga di fatto le banche europee a contabilizzare i debiti sovrani degli Stati membri (leggi titoli di stato) al valore di mercato (mark to market) e non più secondo il costo a cui erano stati acquistati.
Vediamo nei fatti cosa succede. La banca x acquista Titoli di Stato per un valore di, supponiamo, 80 euro che, alla loro scadenza, lo Stato italiano si impegnerà a ripagarli 100 euro; la banca otterrà dunque un rendimento del 25% quinquennale o del 5% annuo.
Il fatto è che questi titoli non sono congelati nei caveu ma vengono scambiati in un mercato secondario dove gli investitori stabiliscono quale sia il giusto rendimento di un titolo in base al rischio che viene attribuito ad essi. Ne deriva che se il mercato fa scendere il prezzo, le banche si vedono costrette a rifinanziare un buco inesistente frutto della speculazione finanziaria che, ovviamente, non trova riscontro nel reale; prova ne è che alla scadenza dei titoli la banca otterrà sempre i 100 euro, il 25% del rendimento degli 80 euro di cui sopra.
I dati che fornisce l’EBA, parlano di perdite virtuali sul mercato dei titoli pari a 15,4 miliardi di euro. Soldi veri questi, e non virtuali, che le banche italiane dovranno trovare per evitare il fallimento. 114,7 i miliardi di nuovo capitale che servirebbero invece alle banche europee nel loro complesso.
La spirale perversa di questo sistema, si abbatte come ovvio, sui cittadini, sulle imprese,sul lavoro. Soldi che dovrebbero essere utilizzati per incentivare la produzione, vengono utilizzati per soddisfare il famelico capitalismo finanziario.
Nessun problema, il “golpista” Monti ha la soluzione in tasca. Diminuire le pensioni.
 
Idee in movimento

Con Ahmadinejad fino alla vittoria!

di Forza Nuova Università Roma

In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso

Illustri Capi di Stato, Spettabili Rappresentanti

Eccellenze, Signore e Signori,

ringrazio Dio, il Saggio, l’Invincibile ed il Misericordioso per avere concesso al presente l’occasione di divulgare un’altra volta il messaggio del grande popolo dell’Iran. Altresi ringrazio il Signore per il crescente risveglio dei popoli e la loro coraggiosa presenza sulla scena internazionale che dà a loro la possibilità di esprimere le proprie opinioni in merito alle questioni d’interesse globale.
La voglia di giustizia, la voglia di verità, la ricerca del Divino ed il sostegno della dignità umana sono oggi le richieste gridate dai popoli del mondo. Il rigetto della prepotenza, la difesa degli oppressi e la voglia di pace, sono le caratteristiche del pensiero dei popoli e soprattutto sono il volere delle giovani generazioni che aspirano ad un mondo privo di inquinamento, prepotenza ed ingiustizia; un mondo che sia invece ricolmo di amore ed affetto. I giovani ed i giovanissimi hanno il diritto di chiedere giustizia e verità ed hanno il diritto di costruire il proprio futuro con l’amore, la pace e l’affetto. Io ringrazio Dio anche per questo.
Spettabili Signore, Egregi Signori, quel che oggi l’umanità sopporta non è degno della dignità umana; Dio non ha creato l’uomo affinché alcuni gruppi di uomini impongano ingiustizia ad altri gruppi. Affinché un gruppo creando guerra e violenza riesca a derubare la risorse, arricchirsi ed espandere il proprio dominio mentre l’altro gruppo sia costretto a sopportare la povertà e le disgrazie che ne provengono. Affinché un gruppo forte delle sue armi e delle sue minacce comandi il mondo mentre altri siano costretti a rimanere sempre sotto l’ombra della minaccia e dell’insicurezza. Certuni si spingono a migliaia di chilometri di distanza dal proprio paese ed occupano la terra altrui per controllarne il petrolio o le altre risorse; altri ogni giorno devono assistere alla distruzione delle loro case ed alla morte dei loro bambini nella loro stessa terra. Questi comportamenti non sono all’altezza della dignità umana e si rivelano contrari alla verità ed alla giustizia. La domanda ora è questa: in simili circostanze gli oppressi del mondo dove devono rivolgersi? Quale persona o quale organizzazione difende i diritti degli oppressi e punisce gli oppressori? Dove si trova la corte della giustizia mondiale? Ricordando qualche esempio ed effettuando un ripasso delle questioni mondiali di maggiore rilievo intendo chiarire i pensieri espressi.

Primo: la proliferazione inarrestabile delle armi nucleari, microbiche e chimiche

Alcune potenze vantano la produzione di armi nucleari della seconda e della terza generazione. A cosa servono queste armi? La produzione di queste armi micidiali e riempire i depositi di queste servirà forse alla diffusione della pace e della democrazia? Oppure queste armi serviranno a minacciare i governi ed i popoli? Fino a quando i popoli del mondo dovranno vivere minacciati dalle bombe nucleari, batteriche e chimiche? Le potenze produttrici di queste armi quali responsabilità hanno e come vengono chiamate a rispondere delle proprie azioni dinanzi alla comunità internazionale? Mi chiedo se i popoli di questi paesi siano d’accordo sul fatto che la loro ricchezza venga impiegata per la costruzione di queste armi distruttrici. Invece di appoggiarsi alle armi micidiali ed alle bombe, non si potrebbe contare sulla giustizia, l’etica e la ragione? Quale dei due sono più vicini alla pace, le bombe o la ragione? Se ci fosse ragione, etica e giustizia, le radici dell’oppressione andrebbero bruciate e le minacce distrutte. Non rimarrebbe nulla in grado di causare conflitti dato che la maggior parte dei conflitti nel mondo sono causati dalla mancanza di giustizia e dall’ambizione. Tutti i popoli amano la giustizia, la accolgono a braccia aperte e sono disposti a fare sacrifici per difenderne l’esistenza. Se le potenze mondiali innalzassero la bandiera della reale giustizia, della pace e dell’affetto non sarebbero più amate del loro oggi, dedicato invece alla produzione ed alla diffusione di armi chimiche e nucleari? L’esperienza purtroppo esiste già e le conseguenze delle minacce e dell’uso delle armi le abbiamo già viste in passato. L’uso delle armi quale altro esito ha avuto se non quello di diffondere l’odio e la vendetta tra i popoli?

Secondo: l’occupazione dei paesi e l’aumento dei conflitti

Come era successo ad altri paesi, anche l’Iraq è stato occupato e sono 3 anni che l’occupazione continua. Non passa giorno senza che in Iraq gente innocente venga uccisa a sangue freddo. Le forze che occupano il paese non sono in grado di garantire la sicurezza. Nonostante la formazione del governo e del parlamento regolare, mani nascoste lavorano per istigare le divergenze esistenti nella società iraqena e creare una guerra civile. Non esistono elementi che possano testimoniare un serio interesse delle forze di occupazione alla lotta contro l’insicurezza. Infatti, un numero elevato di terroristi sono stati arrestati dalle forze irachene ma per ragioni sconosciute le forze di occupazione hanno disposto la liberazione di questi individui. Appare che la fomentazione delle violenze ed il terrorismo costituiscano una giustificazione per la presenza delle forze straniere in Iraq. In simili circostanze, a chi si deve rivolgere il popolo iraqeno? Dove deve sporgere denuncia il governo iraqeno? Chi è garante della sicurezza dell’Iraq? L’insicurezza in Iraq influenza negativamente l’intera regione. Il consiglio di sicurezza è in grado di fare qualcosa per per l’instaurazione della pace e della sicurezza in Iraq mentre le potenze che lo occupano sono a loro volta membri permanenti del consiglio di sicurezza? Il consiglio di sicurezza è in grado di prendere decisioni imparziali su questo tema?
Osservate la Palestina. La radice dei problemi di questa terra va trovata nella storia della seconda guerra mondiale. Con la scusa di sostenere parte dei reduci del conflitto, la terra palestinese è stata occupata e milioni di autoctoni della zona sono stati costretti alla fuga. Le terre occupate sono state regalate ad un numero ridotto di reduci del secondo conflitto mondiale e poi gente proveniente da tutto il mondo che non aveva avuto nulla in comune con la guerra è stata radunata in Palestina dove è stato fondato un governo. Un governo creato in una terra che non era sua e con una popolazione che non apparteneva a quella terra e che proveniva dalle diverse parti del mondo; e questa fondazione è avvenuta a costo di sottrarre la terra a milioni di persone. Questa è una grande tragedia che non ha precedenti nella storia umana. Ancora oggi i profughi vivono nei campi ed alcuni di loro hanno detto addio alla vita senza vedere avverato il sogno di ritornare nella loro terra d’origine. Esiste una qualsiasi forma di ragione o legge in grado di definire legale una simile azione? Esiste tra i membri delle Nazioni Unite, un paese che accetterebbe che al suo paese venisse riservato un trattamento simile? Il pretesto per la fondazione del regime che occupa la Palestina è talmente mediocre che alle persone non viene nemmeno dato il permesso di parlarne; altrimenti, con il chiarimento della questione, inizierebbe a mancare una filosofia per l’esistenza del regime sionista; ed infatti oggi questa filosofia non esiste più. Ma la tragedia non si conclude con la fondazione di un regime nella terra di un’altro popolo. Purtroppo dal primo giorno della fondazione, questo regime è stato usato dalle potenze come uno strumento per la creazione di instabilità, guerre, violenze e come un freno allo sviluppo dei paesi della regione. probabile che alcuni dei sostenitori di questo regime si offendano ma queste sono le verità, non si tratta di leggende. La storia è dinanzi ai nostri occhi.
Ma ancor più importante di quanto detto, vi è il sostegno illegale a questo regime. Osservate la terra palestinese. La gente viene bombardata nelle proprie case. I loro bambini vengono uccisi nelle vie e nelle strade e nessuno è in grado di difenderli, nemmeno il consiglio di sicurezza. Perchè? Dall’altra parte un governo viene eletto direttamente dal popolo in una piccola parte della Palestina ma invece di essere sostenuto da coloro che si dichiarano i difensori della democrazia, viene decimato; i suoi membri, i suoi ministri, i suoi deputati vengono arrestati sotto gli occhi del mondo. Quale consiglio o organizzazione ha sostenuto questo governo oppresso? Perchè il consiglio di sicurezza non puٍ alzare nemmeno un dito? Proprio ora voglio parlare del Libano: Per 33 giorni il popolo libanese viene bombardato ed un 1 milione e mezzo di persone rimangono senza tetto. Alcuni membri del consiglio di sicurezza di fatto si muovono in maniera tale da permettere all’aggressore del Libano di realizzare i suoi obbiettivi militari e per questo nei primi giorni il consiglio di sicurezza non puٍ far nulla per stabilire un cessate il fuoco. Il consiglio di sicurezza rimane ad osservare la scena tragica delle aggressioni ed i crimini di Qana si ripetono. Perchè? In tutti questi casi la risposta della domanda è ovvia. Fino a quando la causa del conflitto è all’interno del consiglio di sicurezza, questo consiglio non puٍ assolvere ai propri doveri.

Terzo: il mancato rispetto dei diritti dei membri delle organizzazioni internazionali

Eccellenze, ora voglio ricordare alcuni dei soprusi che sono stati fatti al popolo iraniano: La Repubblica Islamica dell’Iran è membro dell’agenzia internazionale per l’energia atomica e firmatario del trattato NPT. Il nostro programma nucleare è trasparente, pacifico e si sviluppa sotto l’occhio attento degli ispettori dell’Aiea. Perchè a noi vengono negati i diritti riconosciutici esplicitamente dalle leggi internazionali? Quali sono i governi che ostacolano la nostra attività? Sono i governi che possiedono il ciclo di produzione di combustibile. Alcuni di questi paesi hanno usato la scienza nucleare a scopi non-pacifici come la fabbricazione di bombe nucleari ed hanno persino nel loro passato il demerito di averle usate contro gli esseri umani. Quale organizzazione o quale consiglio deve occuparsi di questa ingiustizia? Il consiglio di sicurezza è nelle condizioni di farlo? Puٍ impedire che il diritto dei paesi non venga negato loro e che alcune potenze non impediscano lo sviluppo degli altri paesi? L’uso del consiglio di sicurezza come uno strumento per la minaccia è molto preoccupante. Alcuni dei membri del consiglio di sicurezza che sono molte volte una delle parti in causa in una contesa internazionale, usano facilmente il consiglio per condannare la parte alla quale si oppongono e si sentono anche fieri di questo. La domanda è questa: ma che senso ha la strumentalizzazione del consiglio di sicurezza; quest’uso non mette in pericolo la credibilità del consiglio? Questo comportamento non influenza la vera capacità di questo consiglio nel creare la sicurezza?
Eccellenze, la riflessione sulle verità citate ci guida in direzione di un’amara conclusione: la giustizia è stata sacrificata a favore della prepotenza. Le relazioni internazionali, sotto la pressioni dei potenti, oggi sono anomale, ingiuste e discriminatorie. La minaccia nucleare delle potenze ha preso il posto del rispetto reciproco e della pace. La difesa dei diritti umani e della democrazia da parte delle potenze avviene solo quando questa difesa puٍ essere strumentalizzata per fare pressioni sugli altri popoli ed umiliarli. Ma se sono in gioco gli interessi delle potenze, concetti come la democrazia, il diritto dei popoli all’indipendenza, il rispetto dei diritti delle persone ed il rispetto dei diritti internazionali non hanno più alcun valore. L’esempio è il comportamento riservato al governo eletto della Palestina e quello riservato al regime sionista. Se in Palestina le persone vengono uccise, vengono costrette a lasciare le loro case, se vengono imprigionate senza motivo o vengono assediate nelle loro case e città, ciٍ non ha importanza ed in questo caso i diritti umani non vengono danneggiati minimamente. I paesi non sono giudicati in base alle leggi esistenti ed internazionalmente accettate; il fatto che un paese possa usufruire dei suoi diritti legittimi dipende dal volere delle grandi potenze. Apparentemente, il consiglio di sicurezza è solamente utile come garante degli interessi di alcune grandi potenze, ma se gli innocenti muoiono a migliaia sotto le bombe, il consiglio di sicurezza deve fare silenzio e non approvare il cessate il fuoco. Ma per il consiglio di sicurezza, che dovrebbe garantire la sicurezza nel mondo, questa non è forse una tragedia storica? Il sistema dominante oggi è tale da elevare al di sopra della volontà di 180 nazioni, quella di un’unica nazione che si autodichiara pari al volere della comunità internazionale. Questo paese si sente padrone del globo e ritiene di seconda classe le altre popolazioni.
Eccellenze, la domanda è questa: se il governo statunitense e quello inglese che sono membri permanenti del consiglio di sicurezza violano la legge internazionale quale ente dell’Onu è in grado di giudicarli? Un consiglio di cui loro stessi fanno parte ed in cui hanno un potere speciale puٍ condannare i loro crimini? ب mai successa una cosa del genere? Ma al contrario abbiamo visto che quando loro hanno un problema con un governo o un popolo lo trascinano al cospetto del consiglio di sicurezza ed assumono sia il ruolo di pubblico ministero, sia il ruolo di giudice e sia il ruolo di colui che mette in atto il verdetto della corte. Questo sistema è realmente giusto? Ma esiste una discriminazione o un’ingiustizia più palese di questa? Purtroppo l’insistenza adoperata da alcuni paesi imperialisti per imporre le loro politiche alle organizzazioni internazionali, tra cui il consiglio di sicurezza, ha screditato l’Onu dinanzi all’opinione pubblica mondiale ed ha messo in discussione l’efficienza ed il prestigio di questa organizzazione.
Eccellenze, fino a quando questa condizione è sopportabile? Osservate che il comportamento di alcune potenze, è oggi il più grande problema delle Nazioni Unite e degli enti collegati ad essa come il consiglio di sicurezza. La struttura e la metodica del consiglio di sicurezza non puٍ soddisfare le necessità della generazione attuale e le necessità dell’uomo di oggi. Questa struttura è una struttura che risale ai tempi del secondo conflitto mondiale. Oggi nessuno puٍ negare che il consiglio di sicurezza dell’Onu ha una grande necessità di credibilità e di efficienza. E bisogna ammettere che fino a quando questo ente non potrà rappresentare la comunità internazionale in maniera chiara, equa e democratica, non sarà ne credibile ne efficiente. Inoltre oggi è più che chiara la relazione diretta che esiste tra il diritto di veto e la perdita di credibilità del consiglio di sicurezza. Fino a quando questa struttura non verrà modificata, non si puٍ pretendere che il mondo venga ripulito dall’ingiustizia e dall’oppressione. Ma la popolazione mondiale oggi merita di essere governata con le leggi di 60 anni fa? Le nuove generazioni non hanno il diritto di decidere per il mondo in cui hanno intenzione di vivere? Oggi la riforma all’interno delle Nazioni Unite è necessaria più che mai. La giustizia e la democrazia ordina di rispettare il ruolo dell’assemblea generale dell’Onu come il principale organo di decisione di questa organizzazione ed è proprio il compito di questa assemblea salvare il consiglio di sicurezza dalla sua condizione attuale. Altrimenti almeno il movimento dei non-allineati, l’organizzazione dei paesi islamici e il continente africano devono avere ognuno un seggio permanente al consiglio di sicurezza con il diritto di veto in modo da bilanciare le forze all’interno del consiglio ed impedire l’oppressione dei paesi meno potenti.
Spettabile Direzione, Eccellenze d’altro canto, reputo necessario che l’etica ritorni a svolgere il ruolo che deve avere. Senza etica e senza tenere in considerazione gli insegnamenti dei profeti del Signore, non si possono garantire la giustizia, la libertà ed i diritti umani. La chiave dei problemi dell’uomo di oggi è la religione e l’etica. Se il rispetto dei diritti umani sarà veramente un valore, non ci sarà spazio per l’ingiustizia, la violenza e la guerra.
Gli uomini sono stati creati tutti da Dio e tutti hanno dignità e tutti sono degni di rispetto. Nessuno è superiore. Una persona o un governo non puٍ riservarsi un trattamento speciale e nessun governo deve ignorare i diritti degli altri governi. Non è giusto che un governo cerchi di dominare le organizzazioni internazionali e si contrapponga dinanzi alla volontà della comunità internazionale. I cittadini europei, africani, asiatici ed americani sono tutti uguali. Siamo più di 6 miliardi e siamo tutti uguali. La giustizia e la difesa della dignità sono le colonne sulla quale si puٍ costruire l’edificio della pace e della sicurezza mondiale. Per tale motivo il nostro messaggio al mondo è questo:
La pace e la sicurezza duratura nel mondo è possibile solo se prima si crea la giustizia, si da spazio all’etica, si rispetta la dignità umana e si impara ad amare. La pace, il progresso e la sicurezza è un diritto di tutti i popoli e tutti i governi. Tutti noi siamo membri della comunità internazionale e abbiamo il diritto di creare un mondo pieno di amore, affetto e giustizia.
Tutti i rispettabili membri delle Nazioni Unite sono influenzati dai fatti dolci o amari del mondo. Noi possiamo rendere migliore la vita di questa generazione e di quella che dovrà venire con decisioni ragionevoli e decise.
Noi aiutandoci, possiamo distruggere alle radici le cause dei mali che ci circondano e rendere dolce per le nostre popolazioni la vita.
In base al loro istinto, i popoli sono alla ricerca del bene, della perfezione e della bellezza. Noi, appoggiandoci ai nostri popoli saremo in grado di fare grandi passi per cambiare il mondo e spianare la strada per il progresso dell’umanità. Che ciٍ sia gradito o no da noi, primo o poi per volere del Signore la terra verrà dominata dal bene e dalla pace. L’importante è assumere un ruolo e dare un contributo a ciٍ che primo o poi si avvererà.
Il Signore, l’Onnipotente, il Clemente, che è il creatore dell’Universo è anche il possessore di questo mondo. Lui ci ordina di essere giusti; Lui chiede ai Suoi servi di operare il bene e di non commettere ingiustizie. Egli chiede ai Suoi servi di incoraggiarsi a vicenda nelle opere di bene e di sconsigliarsi a vicenda le opere ingiuste. Tutti i profeti del Signore, Adamo(la pace sia con lui), Mosé (la pace sia con lui), Gesù(la pace sia con lui) ed infine Mohammad (la pace sia con lui) hanno invitato l’uomo ad adorare l’Unico Dio, alla giustizia, alla fratellanza, all’amore ed all’affetto. In base al monoteismo e a valori come la giustizia, l’amore e il rispetto dell’uomo non si puٍ costruire un mondo migliore e trasformare l’odio in amicizia?
Io dichiaro ad alta voce che oggi il mondo ha bisogno più che mai di uomini giusti che amino la libertà e l’uomo e soprattutto dichiaro che il mondo aspetto veramente il Salvatore che tutte le religioni attendono.

Da sempre governati dalle banche


E’ di strettissima attualita la nomina di Mario Monti alla presidenza del consiglio, inizialmente osteggiato da molti (IDV e PDL in primis) ora è divenuto il “deus ex machina” della politica italiana, Tv e giornali lo stanno facendo passare per il salvatore della patria, che tutto sa e tutto risolverà, gli unici che gli si oppongono sono alcuni poveri dementi Berlusconiani irriducibili (???) e NOI di Forza Nuova. Tra la gente che ci è più vicina ovviamnte la domanda sorge spontanea:
“Perchè non volete un “tecnico” come Monti in grado di salvarci??”
Il problema fondamentale è uno solo che Monti non è il salvatore… nessuno si è chiesto come mai è uscito fuori il suo nome così velocemente?? da dove viene?? quali meriti ha?? CHE LAVORO FA??
ed il nodo è proprio qui ! questo signore cosa fà nella vita ?? ve lo diciamo noi… oltre ad aver inciuciato nelle varie commissioni europee è sopratutto:
Dal 2005 international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute, presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Cohen, ed è anche advisor della Coca Cola Company.
In pratica è alle dipendenze della banca e della multinazionale più potenti al mondo…. ma non basta perchè oltre a cio è inoltre presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg.
Ovvero le due più grandi reti massoniche del mondo che controllano tutto il mercato e gli interessi globali e che si ritrovano una volta l’anno in un hotel in Svizzera per decidere delle nostre vite.
Detto questo risulterà ai più come è impossibile per Forza Nuova esprimere commenti positivi su questo personaggio che incarna in una sola persona la figura del banchiere massone alle dipendenze di lobby potentissime (ovviamente tutti i dirigenti della Goldman come il suo fondatore sono ebrei, come anche la maggior parte delle persone del gruppo Bilderberg).
Ovviamente in molti a queste informazioni spalancheranno gli occhi e penseranno ” Ci stanno fregando!!! era meglio Berlusca !! “
NO !! è qui che casca l’asino !! perchè sono anni che questi gruppi di potere ci controllano !! basta guardare i nomi dei Dirigenti della Goldman Sachs passati alla funzione pubblica:
-Romano Prodi, da consulente Goldman Sachs a Presidente del Consiglio in Italia
-Mario Draghi, da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca d’Italia e BCE
-Mario Monti, dalla Commissione Europea sulla concorrenza alla Goldman Sachs; nominato poi Senatore a vita dal Presidente della Repubblica G. Napolitano (2011)
-Massimo Tononi, dalla Goldman Sachs di Londra a sottosegretario all’Economia nel governo Prodi del 2006
-Gianni Letta, membro dell’Advisory Board di GS è nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Berlusconi (2008)
In pratica dagli anni 80 la banca ha puntato tutto sulle “consulenze di privatizzazione di aziende statali” e coincidenza proprio da quel periodo mantengono un loro uomo ai vertici del nostro paese.
Quindi non ci meravigliamo se fra poco perderemo tutte le nostre aziende statali come l’eni e l’ansaldo, perchè fà tutto parte di un processo lungo e meticoloso, pianificato a tavolino da questi signori della finanza mondiale, che hanno utilizzato dei servetti e dei traditori come loro uomini…
SOLO FORZA NUOVA è da sempre contro questi individui.. e non solo a parole ma con manifestazioni e azioni militanti…l’Italia è ad una svolta epocale…siamo a pochi metri dal divenire definitivamente schiavi delle banche che già ci controllano con il debito pubblico e che ci stanno per togliere tutte le nostre ricchezze!!
Gli italianni hanno una sola soluzione di salvarsi.. e non è con un governo tecnico o con le elezioni anticipate….ma con ROBERTO FIORE subito PREMIER.

Forza Nuova Università ROMA

P.s.: A dimostrazione che queste informazioni sono accessibili a tutti abbiamo deciso di utilizzare solo notizie e dati ricavate da Wikipedia, che ovviamente sappiamo non essere una fonte attendibile per una ricerca meticolosa e accademica, ma che però ha la chiarezza e la trasparenza dell’imparzialità politica, in quanto non è nè di Forza Nuova e nè tantomeno vicina alle nostre idee, visto che periodicamente cancellano sia la nostra pagina che quella di Roberto Fiore nostro segretario nazionale..

Usura Bancaria: l’incubo del debito pubblico

di Stelvio Dal Piaz

Quello che sta accadendo in questi giorni ha del paradossale.
Partiamo da un dato di fatto: la libertà d’informazione e l’accesso dei cittadini alle notizie oggettive, è praticamente scomparsa. Il risultato è una popolazione addomesticata, rassegnata.
Le vittime, cioè i cittadini italiani da spolpare, si stanno convincendo di essere responsabili della “catastrofe”, i pensionati si svegliano la mattina con il complesso di colpa di aver derubato ai figli e ai nipoti, i lavoratori sono psicologicamente disposti ad accettare qualsiasi condizione contrattuale sotto il ricatto della disoccupazione, i disoccupati sono in depressione perché hanno perso ogni speranza di entrare nel mondo del lavoro e rinunciano a rivendicare ogni diritto di cittadinanza.
Tutti stanno vivendo nella paura del “peggio” che secondo il presidente della repubblica, sarebbe stato dietro l’angolo se non fosse arrivato il salvatore, Mario Monti, l’uomo delle banche d’affari, Goldman Sachs in testa. In tale contesto di sudditanza psicologica, potrebbero nascere comitati per proporre Mario Monti, santo subito.
Gli organi elettivi sono inerti, impotenti e vili, per cui le cosiddette “istituzioni democratiche” sono una illusione. L’incubo del “debito pubblico” ha un effetto paralizzante anche a livello cognitivo.
Nessuno si chiede cosa sia, nessuno si domanda come si forma, nessuno si interroga su chi siano i creditori. Il sonno degli italiani è turbato da fantasmi che assumono le forme dello “spread”, della speculazione, delle quotazioni di borsa, dei grafici sull’andamento dei mercati, degli euro bond, tutte diavolerie che ti afferrano alla gola e ti distruggono la vita.
Gli studi sugli effetti sedativi della psicologia politica sperimentale, trovano conferma nel fatto che la massa dei cittadini – per esempio – non si è resa conto che lo stato è ormai un feudo del sistema bancario sovranazionale, il quale è – di fatto – il vero ordinamento sovrano, anche se non appare.
Questa involuzione dei sistemi democratici si attua e si perpetua attraverso il meccanismo elettorale e proprio grazie al “voto” il popolo bue finisce per legittimare la sua condizione di schiavo, anche se inconsapevole.
Inconsapevole perché vittima delle tecniche di controllo sociale che inducono a modificazioni dei comportamenti collettivi sia a fini politici che commerciali. Anche l’informatica ha fortemente contribuito ad omologare i comportamenti delle masse, che adesso rispondono unitariamente agli stimoli controllati dal potere usuraio che ha messo in funzione un perfetto strumento di spionaggio, integrato con il sistema bancario e con le carte di credito, sempre più utilizzate come mezzo di pagamento.
Se poi esaminiamo l’estrema rapidità delle variazioni del “mercato”, significa che tutto viene ricevuto, processato e tradotto in una serie di transazioni finanziarie dalle reti cibernetiche programmate e abilitate a fare da sé, in automatico.
Solo così si giustificano le migliaia di operazioni finanziarie compiute in frazione di secondo, operazioni in grado di spostare enormi risorse per tutto il mondo e, quindi, di condizionare la vita economica delle nazioni sotto tiro speculativo.
Gli Stati che non battono moneta sono i più esposti alla speculazione e all’indebitamento.
L’euro è una moneta a debito ed è una vera e propria moneta di occupazione.
La Banca Centrale Europea, banca privata, presta allo stato italiano la moneta euro al valore facciale più gli interessi ( la banca ha solo il costo tipografico ! ), e a garanzia lo stato emette BOT e CCT, cioè titoli del Debito pubblico.
Lo stato a sua volta, per onorare il debito alla scadenza, dovrà aumentare le imposte e le tasse per i cittadini e le imprese e ridurre gli investimenti produttivi. Si crea così un corto circuito che fa aumentare il debito pubblico in maniera esponenziale perché chi emette la moneta guadagna il 100% più gli interessi e questo si chiama signoraggio.
Non si comprende perché lo Stato debba indebitarsi con una moneta a debito che non ha alcun controvalore, quando potrebbe, anzi, dovrebbe battere moneta direttamente.
La Banca Centrale Europea è un mostro giuridico esente da ogni controllo democratico creato dall’infame Trattato di Maastricht.
Per concludere, il debito pubblico con tutte le conseguenze e penalizzazioni che questo comporta per i cittadini italiani, ha come fine l’arricchimento degli azionisti delle Banche centrali private. Vogliamo continuare su questa strada, oppure ribellarci agli usurai e riconquistare la sovranità monetaria, come ha fatto recentemente il popolo Islandese? Dipende tutto da noi.

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